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Storia di una pietra

A cura di Lorenzo Sonzini

Nello scorso mese di febbraio, in coincidenza della Kokufu, si è tenuta a Tokyo la sesta edizione della Japan Suiseki Exhibition, la più importante esposizione annuale di suiseki, organizzata dalla Nippon Suiseki Association.

Delle 140 pietre esposte, 17 appartenevano a espositori non giapponesi, di cui 4 proposte da collezionisti italiani, e 13 da collezionisti del resto del mondo. Questo dato testimonia l’importanza e la diffusione dell’arte del Suiseki in Italia, tenendo conto anche del fatto che nelle precedenti edizioni della mostra, altri nostri collezionisti avevano partecipato con numerose pietre, sia italiane che giapponesi.

Il suiseki da me presentato è una pietra giapponese definita “ Yase sudachi maguro ishi “ che tradotto significa “ pietra nera a fossette del fiume Yase “ Utilizzando la classificazione secondo la forma, è una iwagata-ishi ovvero, una roccia costiera che evoca un promontorio o un tratto di costa battuto dal vento ed eroso dalle onde. Il commento, che accompagna la fotografia della pietra sul catalogo della mostra, dice :” Il carattere asciutto e inaridito della pietra si sposa perfettamente con la sensazione solitaria dello scenario presentato. Somigliante a un paesaggio naturale in grande espansione, questa pietra era un tempo proprietà del grande collezionista Yokoyama Uraku, che ha capito le grandi profondità della cultura del suiseki “.

Ed ecco la storia della pietra: un giorno, navigando su internet alla ricerca di suiseki da acquistare, mi imbatto in una offerta da parte di Chris Cockrane, noto collezionista e commerciante statunitense, il quale commentava così la proposta di vendita:

Sono molto contento di offrire questo fantastico suiseki giapponese Yase Maguro che è stato parte della mia collezione personale per diversi anni. Le pietre Yase Maguro sono fortemente strutturate con dettagli insoliti e vari che le rendono così suggestive e altamente apprezzate. In mostra questa pietra è il perfetto equilibrio tra semplicità e complessità. La pietra è sostenuta da un daiza sottile, superbamente scolpito, di vecchio palissandro giapponese duro di altissima qualità. Ecco alcune considerazioni di Seiji Morimae, Segretario Generale e Amministratore delegato dell’Associazione Nippon Suiseki. “Partecipando ad una convention bonsai qui a Sacramento nel 2014, il signor Morimae si è fermato al mio tavolo delle vendite per chiedermi come avevo ottenuto questo suiseki Yase-Maguro. Ha spiegato che una volta apparteneva a lui e lo ha acquisito dal suo sensei e famoso collezionista, il dottor Yokoyama Uraku. Poi tirò fuori il suo set di calligrafia e si offrì gentilmente di scrivere la provenienza della pietra sulla sua scatola di legno kiri. Il traduttore di Mr. Morimae, Peter Warren, lo tradusse come “Questa pietra era di proprietà del famoso collezionista Dr. Yokoyama Uraku. È una pietra particolarmente shibui ( ruvidità e raffinatezza ) e di altissima qualità.

Con queste credenziali, non potevo perdere l’ occasione, così partecipai all’asta e con molta trepidazione e con più rilanci riuscii ad aggiudicarmi il suiseki. Ovviamente pensai subito a come valorizzare la mia pietra così, presi contatto con la Nippon Suiseki Association per fare domanda per esporla alla JSE 2019 e, dopo una lunga trafila burocratica, è stata accettata ed esposta.

Al di la del valore intrinseco della pietra e della sua storia di appartenenze importanti, ho ritenuto interessante sottolineare che questa pietra ha fatto un giro completo del mondo, infatti, nata e collezionata in Giappone ad un certo punto della sua vita ha attraversato l’oceano Pacifico per approdare in California da dove, dopo numerosi anni, è ripartita e attraversando l’oceano Atlantico è arrivata in Italia, per poi, ripartire nuovamente con destinazione Giappone, suo luogo di nascita, per essere esposta alla più prestigiosa mostra di suiseki.

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