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Una notte al Monte Koya

Potrebbe sembrare il titolo di un film, invece, è una delle esperienze fatte, assieme ad alcuni soci del Club ed altri amici, durante il viaggio in Giappone, in occasione del 8° Congresso Mondiale del Bonsai.

Mi era stato chiesto di scrivere un articolo per il nostro sito, che parlasse del Congresso, illustrandolo con le foto fatte ma, essendo ormai, esse, di dominio pubblico perché inviate tramite Facebook, ho ritenuto più interessante descrivere questa esperienza, insolita e normalmente non proposta dalle agenzie turistiche: …dormire una notte in un tempio buddhista, ospiti dei monaci.

Il Monte Koya (altopiano a 1000 metri circa) si trova in una zona montuosa posta a sud della città di Osaka . E’ considerato uno dei più importanti centri religiosi del Giappone e il principale relativamente il buddhismo esoterico Shingon, ed è visitato ogni anno da più di un milione di pellegrini e turisti. L’area monastica, comprendente un gran numero di templi, mausolei, e un grandissimo cimitero, è tutta immersa in una foresta di cryptomerie secolari alte, anche, oltre i 20 metri.

Il grandissimo cimitero immerso nella foresta di cryptomerie secolari alte oltre 20 metri.

 

Il complesso è raggiungibile mediante una ferrovia locale che, partendo da Osaka, in circa un’ora e mezza, si addentra in una zona montuosa e pian piano sale fino a raggiungere le falde del Monte Konia. 

Vista dalla ferrovia.

 

Dalla stazione, mediante una cremagliera si raggiunge la località di Koyasan, da dove con un bus, in una decina di minuti, si raggiunge il centro monastico.

Arrivati a destinazione andiamo alla ricerca del Fukuchi-in, il tempio che ci ospiterà.



Qui, dopo aver tolto le nostre scarpe cambiandole con un paio di ciabatte messe a disposizione degli ospiti, una gentile monaca, ci illustra le regole a cui dovremo attenerci durante il soggiorno: non si possono fotografare gli interni del tempio; occorre tenere un comportamento consono al luogo, ovvero non parlare a voce alta; si può girare solo nelle aree indicate in un apposito cartello.

Cambio delle calzature prima dell’ingresso al monastero.

 


Il cartello che indica le aree a cui è possibile far visita.

 

La cena sarà servita agli ospiti alle ore 18; il tempio si chiude alle ore 22 ( chi c’è, c’è, gli altri dormono all’aperto ), etc.

Preso possesso della nostra camera e lasciati i bagagli superflui, usciamo per andare a visitare i templi più interessanti iniziando dal Kongobu-ji, col suo splendido ingresso e i mastelli antincendio.

La nostra camera nel tempio.

 

Ci dirigiamo al tempio Kongobu-ji.

 

Lo splendido ingresso e i mastelli antincendio.

 

All’interno del recinto, ci accoglie la torre campanaria , poi un giardino di rocce , notevole per la dimensione e qualità dei massi che lo compongono. All’interno del tempio visitiamo grandi sale con pannelli dipinti e la cucina, ora in disuso, una volta, utilizzata dai monaci.

La torre campanaria e qui sotto il giardino di rocce.

 

 

Qui sotto le grandi sale con pannelli dipinti all’interno del tempio.

 

Proseguiamo il giro visitando il Garan con il suo Daito o Grande Pagoda


che è ritenuto il centro di un mandala a forma di fiore di loto, formato dalle otto montagne attorno a Kayasan. All’interno del Daito si può vedere una enorme statua del Buddha cosmico e dei suoi quattro guardiani.


Visitate altre costruzioni facenti parte del Garan facciamo ritorno al nostro tempio, per la cena.

Dovete sapere che è costume dei giapponesi, quando rientrano nella loro abitazione o in un albergo o, in questo caso, nel tempio che ci ospita, di spogliarsi degli abiti indossati in strada e di indossare un abbigliamento da casa, costituito da una lunga veste tipo kimono chiamata yucata e da una giacca chiamata haori.

Con questo abbigliamento possiamo circolare negli spazi consentiti all’interno del tempio, andare a mangiare e, dulcis in fundo andare a immergerci nelle terme ( onsen ) entro vasche comuni in cui si entra…come mamma ci ha fatti. Eh… no, maliziosi, maschietti e femminucce separati!

La cena, rigorosamente vegana, viene consumata dal nostro gruppo in una sala appositamente allestita e vede tutti alle prese con l’uso delle bacchette e con cibi assolutamente inusuali.

Poi….tutti a nanna, perché domani mattina ci dobbiamo alzare molto presto per assistere alle prime preghiere quotidiane dei monaci: momento a cui nessuno di noi vuole mancare. Non essendo possibile fare foto, cercherò di descrivervi la cerimonia: all’interno del tempio, nella sala dedicata alle preghiere, ornata da varie statue sia di Buddha, che di altre divinità, si riuniscono i monaci per la prima preghiera del giorno. Il monaco capo del tempio, officia la cerimonia e inizia la lettura delle varie sutra ( brevi frasi che propongono gli insegnamenti di Buddha ) che vengono di seguito recitate in coro dagli altri monaci. Ogni tanto si sentono tenui suoni di campanella o più cupi suoni di campane tibetane, che contribuiscono a rendere l’atmosfera più mistica e suggestiva.

Fatta colazione, usciamo per visitare il cimitero più sacro del Giappone l’ Oku-no-in.

Sorto nel 8° secolo, accoglie le spoglie del monaco Kobo Daishi, fondatore del complesso di templi di Koya-san che, secondo una credenza popolare, non è morto, bensì riposa in meditazione perpetua attendendo l’arrivo del Buddha futuro e il suo risveglio. Da ciò l’abitudine, per chi lo può fare, di costruire una tomba, singola o familiare, il più vicino possibile alla tomba del maestro. Per coloro che non se lo possono permettere, è invalsa l’abitudine di lasciare, vicino al mausoleo un po’ di capelli o ceneri dei propri congiunti passati a miglior vita.

Struggente la vista di statue di bambini con bavaglini e cuffiette in stoffa che stanno a indicare che, quei bambini, sono morti al momento della nascita o morti prima di nascere e non hanno potuto essere vestiti dai propri genitori.

Terminata la visita, ci congediamo dal tempio che ci ha ospitato, avendo negli occhi la visione di splendidi templi, sale finemente decorate, pagode, statue, e, nel cuore, un’aura mistica che rende il Koyasan un luogo davvero speciale.

 

Lorenzo

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